Confusa, si
guarda le mani. Sono le stesse, non c’è alcun dubbio. E allora? Perché
dovrebbero essere diverse? E soprattutto, se non loro, che cosa è diverso? Per
l’ennesima volta ripete (ma a chi?): dovresti guardarti in faccia; c’è uno
specchio, di là.
E per
l’ennesima volta no, non è proprio il caso.
Quando è
successo: no, non quando, dopo. Dopo che è successo: no, nemmeno questo va
bene. Non appena, ecco, così tutto va a posto. Non “appena è successo”, no,
questo stabilirebbe un prima e un dopo al quale non è ancora pronta, o al quale
non s’è ancora arresa, bensì “non appena”, un tempo ancora sospeso, privo
ancora di forma. (Continua)