quantestorie

23 Mag, 2008

PER VIA DELLE OCHE

, , — Inviato da quantestorie @ 12:56

 

 

 

 

  
 

 

 

 

La luce era rimasta accesa: questa non ci voleva. Più di tre settimane fuori casa e ora, regalo di benvenuto, la luce ancora accesa al piano di sopra. Miracolo che la lampadina non si fosse fulminata. Miracolo che non fosse successo niente. A quel pensiero Chiara scoppiò a ridere: se ne erano successe, di cose!

Prese le chiavi, aprì la porta, tirò dentro i bagagli, la chiuse, attraversò l’ingresso, spense l’interruttore ai piedi della scala, entrò in cucina, mise il bollitore sul fuoco, accese la radio, si tolse le scarpe e finalmente si mise a sedere e chiuse gli occhi. Una musichetta idiota – il disco dell’estate che finiva – s’infilò in ogni angolo della casa vuota fino a riempirla, dichiarandola tornata a tutti gli effetti. Tra bus, navette, aerei, treni, metropolitane, corriere e taxi era stata più in piedi, aveva salito e sceso più scale e camminato in poche settimane più di sua nonna Guglielmina in vita sua, che viaggiava in omnibus e calesse. Guglielmina, che razza di nome.

Mentre aspettava che l’acqua bollisse andò alla cassetta della posta e l’aprì; oltre alla solita cartaccia e ad un paio di bollette c’erano ben quattro lettere. Riconobbe subito quella che aspettava da un pezzo e la lasciò per ultima. Lesse attentamente le altre godendo il racconto di Barbara, seguendo Fabio nelle strade di New York, ridendo come una pazza alle ultime puntate del viaggio di Agnese; quando il bollitore fischiò si preparò il tè, pregustando il momento ormai imminente in cui la busta di Sara, bella gonfia, le avrebbe portato le foto di maggio e l’aggiornamento sui sempre più folli intrecci di via delle Oche 180 (dico io se è un indirizzo plausibile!).

Eccole lì: Sara, lei e Cate sul ponte dietro casa, Sara e Piera nell’amaca, un autoscatto di tutt’e quattro al tramonto, languido e bellissimo, Sara ai fornelli (un evento!), Piera che faceva le smorfie mangiando il gelato, ancora Piera con il gatto in braccio, Cate e Piera spettinate dal vento con Giacomo sullo sfondo che legava la bici, e infine lei e Piera che cantavano a squarciagola in balcone. Sistemò le foto davanti a sé e lesse la lunga lettera che le accompagnava. Alla fine delle intricatissime cronache venete Sara concludeva chiedendole, con pudore insolito, se andava tutto bene e se c’erano novità.

"Altroché!", pensò, abituandosi ad abbassare lo sguardo sulla pancia, "Guglielmina, se è femmina". Poi s'alzò e andò a prendere carta e penna per raccontarle tutto.


 

 

 

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